Agricoltura biologica e ruolo delle

aziende agricole biologiche



 

L’agricoltura biologica è un modello di sviluppo sostenibile per le campagne italiane, che affonda le sue radici nel metodo di produzione biologico, a sua volta basato sui principi di salvaguardia e valorizzazione delle risorse, rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma. Un modello, quindi, capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini e, in particolare, il loro approccio al metodo di produzione e al consumo.
L’agricoltura biologica rimette al centro delle decisioni aziendali il produttore, cui è affidata la gestione del territorio in un compito che esalta il ruolo di utilità sociale dell’azienda agricola e integra quello di operatore economico. Per questa ragione l’agricoltore deve poter percepire un giusto reddito ed ottenere il riconoscimento, attribuito dalla collettività, per un’attività che ha un forte legame positivo con il territorio e che rispetta le chiare regole sancite dalle norme del metodo di produzione biologico.
L’agricoltura biologica garantisce l’affermazione della sovranità alimentare,
restituendo un ruolo decisionale alle comunità locali che individuano in questo metodo il modello agro-ecologico volto a garantire il proprio diritto ad esercitare il controllo sulle proprie risorse, per un'alimentazione sana ed equa per tutti.
L’agricoltura biologica, in quanto modello di sviluppo sostenibile, non riguarda solo la produzione alimentare, ma influisce su tutti i processi di produzione legati ai prodotti di origine agricola: dal tessile alla cosmesi, dalla detergenza alla floro-vivaistica e alla produzione di energia rinnovabile, fino a tutti i servizi che l’azienda può offrire, quali ristorazione, ospitalità, informazione, formazione.



Il ruolo delle aziende biologiche:

1. Realizzano prodotti sani e buoni per chi li consuma e per l’ambiente in cui sono prodotti;
2. Valorizzano e conservano la biodiversità vegetale ed animale di interesse agricolo, faunistico e botanico, anche grazie alle loro infrastrutture ecologiche;
3. Valorizzano e promuovono gli aspetti paesaggistici dello spazio rurale italiano;
4. Hanno un effetto diretto per la riduzione delle emissioni dei gas di serra, ed aumentano la capacità di assorbimento dei sistemi agrari di CO2;
5. Possono essere luogo di produzione di energia da fonti rinnovabili: acqua , vento, sole, gas;
6. Promuovono l’agricoltura sociale favorendo l’integrazione nel mondo del lavoro delle categorie svantaggiate;
7. Applicano e promuovono relazioni contrattuali nel mondo del lavoro concordate tra le parti sociali e basate sui principi etici e sociali;
8. Promuovono i consumi locali e la filiera corta, e non danno luogo a sovrapproduzioni sussidiate che favoriscono il dumping alimentare nei Paesi del Sud del mondo;
9. Promuovono un modello di sviluppo equo e sostenibile praticabile in tutto il mondo, un modello che afferma la sovranità alimentare di ogni popolo e comunità.


Dimensioni del settore

L’agricoltura biologica è oggi un settore trainante dell’agricoltura italiana, nonostante le scelte di politica agricola non abbiano sostenuto adeguatamente il settore. Da quando l’AB si è affermata, tutto il settore agricolo parla con più convinzione di qualità, tipicità e certificazione.
L’Italia è la prima Nazione europea per numero di operatori e per superficie coltivata, con oltre 1 milione di ettari, pari all’8 % della SAU certificata secondo il Reg CEE 2092/91.

L’ultimo censimento del settore ci dice che questo è composto da 50.000 operatori
di cui:
45.000 aziende agricole
5.000 aziende di trasformazione
17 Organismi di certificazioni autorizzati dal Ministero dell’Agricoltura ad operare nel settore che sono quasi esclusivamente legati al settore della certificazione biologica
Ci sono 156 ditte di dimensioni nazionali, regolarmente inscritte al registro dei fertilizzanti per l’agricoltura biologica gestito per il Ministero dall’ISNP, che producono 2102 fertilizzanti per l’agricoltura biologica. Non meno del 30% di queste sono imprese specializzate per i fertilizzanti organici, tanto che la stessa Confindustria gli dedica un settore specifico all’interno di Assofertilizzanti. Molti dei prodotti sono realizzati con materie seconde, dal momento che l’AB è l’unico settore in grado di valorizzarle (ex FURSU, residui dell’industria alimentare, residui di macello….). A queste vanno aggiunte le deiezioni animali, quali le polline, che altrimenti costituirebbero un ulteriore aggravio in termini di smaltimento per le discariche urbane.
A queste si aggiungono almeno altre 30 ditte di importanza nazionale che producono mezzi tecnici per la difesa delle colture e diverse officine meccaniche che progettano e producono macchinari innovativi per il settore (ex pirodiserbo, erpici strigliatori).

Nella distribuzione dei prodotti da agricoltura biologica sono coinvolti 1000 negozi specializzati e le aree dedicate al biologico nella GDO.
Riguardo alla commercializzazione infatti , i prodotti biologici sono presenti in tutti i punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata che rappresenta oltre il 50% del mercato, seguito dal canale di vendita dei Negozi specializzati (oltre il 30%) e la vendita diretta in azienda che rappresenta il 10% del mercato per i prodotti biologici e coinvolge soprattutto aziende di piccole e medie dimensioni. Altri canali di consumo dei prodotti bio sono la ristorazione scolastica.
Il mercato al consumo dei prodotti biologici in Italia è stimato per il 2002 pari 1,4 miliardi di euro, con un’incidenza sui consumi alimentari domestici del 2% circa. Si tenga conto, inoltre, che secondo alcune stime il potenziale produttivo biologico italiano, così come quantificato precedentemente, non è interamente destinato al mercato interno ma, oltre ad essere utilizzato ampiamente per l’alimentazione animale, circa il 33% sarebbe inviato verso i mercati esteri ( circa 400 milioni di Euro) ed un 10% circa sarebbe immesso sul mercato senza certificazione.



In questo volume di affari non viene conteggiata la ristorazione collettiva che oggi si aggira sui 250.000 pasti quotidiani.
Gli occupati del settore sono stimati intorno ai 200.000.

 

 







 

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